Il progetto
Ao’, ’mbe? Jamm’jà! è una pièce teatrale dedicata alla valorizzazione dei borghi e dei luoghi che, un tempo vissuti e abitati, rischiano oggi di andare incontro all’abbandono. Lo spettacolo nasce con l’intento di conservare la memoria e i valori di questi luoghi, recuperando atmosfere, linguaggi e tradizioni che rappresentano una parte importante della cultura collettiva.
Al centro della storia ci sono due personaggi, espressione di due mondi diversi: quello romano e quello cilentano. Si incontrano in un ipotetico borgo che conserva ancora il “sapore di una volta”, ma che, come tanti altri luoghi, non è immune dai cambiamenti della modernità.
Il loro primo incontro è caratterizzato da un vivace battibecco, che lascia progressivamente spazio alla convivialità quando i due si ritrovano attorno a un tavolo, davanti a una bottiglia di vino e a due bicchieri. Da qui prende vita una conversazione ironica e surreale che attraversa e mette in discussione stereotipi e luoghi comuni della cultura popolare romana e campana.
Monologhi, dialoghi, poesie, canzoni e sketch affrontano temi universali e quotidiani come l’amore, la scaramanzia, il popolo, la chiesa, i mestieri scomparsi e l’infanzia. Il percorso attraversa la poesia d’autore e quella popolare, con incursioni nel teatro romano e napoletano e nella comicità più grottesca, attraverso testi di autori come Ettore Petrolini, Totò, Salvatore Di Giacomo e Trilussa, fino ad arrivare a due canzoni popolari moderne e a due monologhi originali scritti dagli stessi interpreti per lo spettacolo.
Una vecchia valigia, arrivata quasi per caso e contenente oggetti “che servono all’occorrenza”, diventa un ulteriore elemento del gioco teatrale e dà il via a una vera e propria “battaglia teatrale” tra i due protagonisti.
Tra un bicchiere di vino e l’altro, i due personaggi coinvolgono il pubblico in una sorta di rimpatriata tra amici al tavolo di un’osteria: un susseguirsi di parole poetiche, ironiche e grottesche, ricche del sapore del tempo e del teatro passato, fino a creare un’atmosfera sospesa tra sogno e convivialità.
Come suggerisce la citazione di Petrolini che accompagna lo spettacolo, è un teatro fatto di “colmi, lazzi, scherzi, inezie, stupidaggini, freddure, cose serie oppur facezie”: un incontro tra memoria, comicità, poesia popolare e tradizione.
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